
Quel buio inatteso che segna la fine di “Rock Rose Wow”, il nuovo lavoro del danzatore torinese Daniele Ninarello. Solo in quel momento mi accorgo che ricomincio a respirare regolarmente. Che il battito torna normale, che finisco il mio movimento autistico.
Buio e luce segnano l’interruzione proprio di quei movimenti che, per tutto il lavoro, sono portati all’eccesso, all’esasperazione, in un tentativo convulso di autodeterminazione che porta inevitabilmente ad essere stretti nelle spire di noi stessi e dei nostri fantasmi.
Ninarello rompe da Ninarello. Esce dai suoi lavori precedenti per andare a cercare altro. Perché, come dice lui stesso, “l’atto di creazione è liberazione”.
Quadratura bianca, tre tessuti anch’essi bianchi a fondo palco: quasi una sfilata, quasi un allestimento da concerto. E le prime camminate dei tre danzatori nello spazio ricordano davvero quelle delle star. Ma di quelle stelle che vanno in crisi, che sono dannate nella ricerca continua ed ossessiva di approvazione, di rivincita, di conferma. E allora gli sguardi lanciati al pubblico sono sguardi di sfida, che cercano e forse non trovano.
Assieme a Ninarello, le danzatrici Annamaria Ajmone e Marta Ciàppina esplorano per 45 minuti i propri limiti, le proprie ansie e paure. Tre corpi insieme, tre corpi soli, in una serie di quadri in cui il filo conduttore è sempre quel movimento “diaframmatico” (Ninarello) che si interrompe, che non trova la sua conclusione.
“Rock Rose Wow” pare un lavoro di ansia sull’ansia. Quella che avvolge tutti in questo tempo. Quell’ansia da prestazione che stringe l’artista immerso nella necessità di emergere.
I corpi si scuotono in un movimento catartico che si triplica, in un processo di trasposizione che passa da uno all’altro. Tanto che mi ritrovo anch’io a dondolarmi in avanti e indietro. Il movimento diventa mantra attraverso cui liberarsi, un movimento che ricorda insieme autismo e follia.
La danza contemporanea non è spesso di facile o immediata fruizione, eppure “Rock Rose Wow” ti porta via, costringendo a guardare dentro il disagio attraverso il disagio, lì dove i corpi trasmettono un bisogno irrisolto di compiutezza.
La musica di Mauro Casappa è parte viva e forte del lavoro, il “bum bum” segna e batte il tempo, si accorda con il ritmo della danza che tende all’eccesso e che mai si conclude, in un iter schizofrenico senza finale.
“Rock Rose Wow” è la trasposizione in danza di un pensiero forte e determinato che parla di dolore e rivincita. Lo spettacolo ha preso forma anche grazie alla collaborazione con la drammaturga Carlotta Scioldo, che ne ha seguito l’evoluzione dalle suggestioni iniziali (dai quadri di Schiele fino a Lady Gaga), alla sua realizzazione, affrontando l’opera attraverso diversi stati emotivi.
“Guarda guarda come spingo” ed invece non ti accorgi che ti stai incastrando. La frase di Ninarello racchiude, nella sua semplicità, il senso ed il perché di questo lavoro, così strettamente legato al nostro tempo di corsa convulsa.
Ps. Rock Rose è un fiore di Bach utilizzato per gli stati di panico. Da scoprire. Wow.
Rock Rose Wow
concept e coreografia: Daniele Ninarello
con: Annamaria Ajmone, Marta Ciàppina e Daniele Ninarello
drammaturgia: Carlotta Scioldo
musiche: Mauro Casappa
set: Paolomatteo Patrucco
disegno luci: Cristian Perria
organizzazione: Irene Di Chiaro
coproduttori: Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee (Firenze) / Lavanderia a Vapore, centro di eccellenza per la danza di Collegno (Torino) / Balletto dell’Esperia (Torino) / Mosaico Danza (Torino) / Electa Creative Arts (Teramo)
durata: 45′
Visto a Collegno (TO), Lavanderia a Vapore, il 10 novembre 2013