Canto Clandestino di Teatro degli Incontri: inno contro l’indifferenza

Canto clandestino (photo: Diego Cantore)|Photo: Diego Cantore
Canto clandestino (photo: Diego Cantore)|Photo: Diego Cantore

Un’utopia emozionante e poetica. Un antidoto contro la “sottomissione”. In un’Italia che chiude agli stranieri i porti, le mense per i bambini e non tutela la libertà di culto, l’evento performativo “Canto clandestino” di Teatro degli Incontri diventa una sorta di preghiera civile.

I luoghi aperti di Milano o di altre città come scenario: la Stazione Centrale, dove lo spettacolo è stato proposto a gennaio in occasione della “Giornata mondiale del rifugiato”; oppure il lago Niguarda, in fondo a via Ornato, periferia settentrionale del capoluogo meneghino al confine con Bresso, dove inizia il Parco Nord, a fine settembre. Il bisogno d’autenticità. Luci naturali, un microfono, fogli volanti. Oggetti che più dozzinali non si può: del cellophane, vaschette di plastica colorate, piattini usa e getta, abiti da mercatino rionale, la terra, l’acqua, dei sassi.
Il tutto per proporre il dramma dell’immigrazione e della povertà, il senso di abbandono di chi parte, il dolore degli addii, lo straniamento di chi approda su lidi sconosciuti.

Teatro degli Incontri è un’esperienza che assembra operatori teatrali, guidati dal poeta Gianluigi Gherzi, e cittadini di diverse provenienze, livelli e codici artistici. Tutti insieme danno vita a incontri, relazioni, esperienze di cultura e riflessione. È un laboratorio d’arte e d’idee gratuito e aperto a tutti.

Al lago Niguarda performer spettatori e qualche curioso di passaggio si dispongono secondo tre grandi cerchi, che rendono la dimensione epica di un’appartenenza. Si susseguono ritmi quasi tribali, canti corali. Si snocciolano parole che percuotono e interrogano: sul senso di appartenenza; sull’accoglienza; sull’accettazione; sulla valorizzazione delle differenze; sulla partecipazione. Si parte proprio dalla condizione di clandestinità come espropriazione dell’identità, come spogliazione della personalità di chi si trova senza documenti. Fuori legge, fuori dal “sistema”, il clandestino è condannato all’invisibilità.

Photo: Diego Cantore
Photo: Diego Cantore

Dicevamo dello spettacolo. Nei tre cerchi umani si offre lo stesso rito. Le voci, unitarie e molteplici, si sciorinano con breve intervallo da un cerchio all’altro, a evitare l’unisono, a creare il senso di diffrazione delle onde del mare.
«Ci fu una volta / che ho sentito un lamento / in mezzo alle onde / un lamento che ha reso più fioche / le nostre lampare. / Non era lamento dei vivi. / “C’è qualcuno che piange qui?” / Domandai alla tempesta, alle stelle, alla notte, al vento / e finanche agli angeli dei pescatori. / E nessuno / nessuno rispose».

L’abbrivo dello spettacolo è dato da “Un canto clandestino saliva dall’abisso” (Sellerio 2006) scritto da Mimmo Sammartino dieci anni dopo il naufragio e la morte di 283 migranti, la notte di Natale del 1996, nel Canale di Sicilia. Clandestini, appunto. Invisibili, senza soccorso e senza sepoltura. Senza neppure il ricordo, se non fosse stato per un pescatore, pochi giornalisti impavidi e qualche artista.

A chi appartiene il mare? E la terra? E i sogni? Sono gli interrogativi posti dalla drammaturgia: che non dà risposte, solo scossoni alla nostra tranquillità a volte perbenista. Non mancano riferimenti ad altre due opere a tema: “Le supplici” di Eschilo, con le sue suggestioni corali, tragiche, con l’idea del recinto sacro, luogo d’asilo inviolabile (per i Greci l’ospitalità era un dogma); e “Voci del verbo andare”, della contemporanea tedesca Jenny Erpenbeck (Sellerio 2016).
Accenti che s’inseguono, parole senza voce. Terre negate, uomini come carne da macello. “Canto clandestino” è un filo rosso che, diversamente da quello di Arianna, ci guida al centro di un labirinto senza respiro. Nel fracasso dei morti, che squarciano il silenzio.

CANTO CLANDESTINO
con: Barbara Apuzzo, Silvia Baldini, Gabriella Ballarini, Elisabetta Bernardi, Giuseppe Buonofiglio, Raffaella Crisafulli, Elena Ferrari, Giusy Gargano, Gianluigi Gherzi, Giovanna Guizzetti, Aouatef Hammami, Lamine Jammeh, Mohammed Kamal, Paola Manfredini, Antonietta Menna, Andrea Molteni, Innocent Osifo, Sara Parziani, Paolo Petrò, Antonella Piccolo, Barbara Piovella, Rossella Raimondi, Giovanna Ranieri, Alessandra Sammartino, Lorenzo Sartori, Laura Sferch, Tommaso Turolla, Tiziana Francesca Vaccaro, Sara Viganò

durata: 60′

Visto a Milano, Lago Niguarda, il 22 settembre 2018

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