Le repliche al Piccolo Teatro di Milano proseguono fino al 21 dicembre
Bisogna proprio amarla con tutta l’anima, e conoscerla fin dentro le sue viscere, la “Trilogia della città di K.” di Ágota Kristóf, per metterla in scena, tanto è difficile perfino narrarla a parole, e descriverne, uno dopo l’altro, in modo convincente, gli avvenimenti, con tutti quei suoi anfratti narrativi, e i punti di vista sempre diversi… che alla fine quello che sembrava così naturale non è poi ciò che avevi intuito.
Così tanto l’hanno probabilmente amata Federica Fracassi e Fanny & Alexander (Chiara Lagani, drammaturga, e Luigi De Angelis, regista) che, allo Studio Melato di Milano, hanno scelto di utilizzare – per le tre parti di cui è composto questo capolavoro – strumenti teatrali diversissimi.
La scrittrice ungherese pubblicò i tre romanzi tra il 1986 e il 1991, componendo una specie di favola nera che si svolge al centro di un inferno familiare, tratteggiata da episodi spesso raccapriccianti, dove il termine speranza è pura illusione, e dove “il verbo amare non è un verbo sicuro”. La città di K, in fin dei conti, riflette anche l’esistenza dell’autrice che, giovanissima, decise di emigrare dal suo Paese, invaso dall’Armata Rossa, per trasferirsi nel 1956 in Svizzera con il marito e la figlia.
Al centro della storia vivono i gemelli Lucas e Claus, che la madre, per salvaguardarli dalla guerra che sta travolgendo il Paese, affida alla vecchia nonna, che abita in un paesino lontano, la città di K appunto.
La nonna, una donna burbera e respingente, sottopone i due ragazzi, diventati inseparabili, a lavori gravosi e a punizioni corporali, nell’intento di renderli immuni alle sofferenze. Intanto i due ragazzi scrivono in un quaderno tutte le loro esperienze e i loro rapporti con gli altri abitanti della città di K.
La fine della prima parte coincide, dopo la morte della madre a causa di una bomba, con la loro separazione, quando Claus, in maniera machiavellica, riuscirà a oltrepassare la frontiera, ma del gesto ne farà le spese il padre.
Vedremo più avanti come tutto quello raccontato e visto in scena sino a questo momento non corrisponde però quasi per niente a quanto accaduto in realtà.
La prima parte è narrata da Federica Fracassi nelle vesti di Ágota Kristóf che, su una scrivania, scrive e legge il “Grande quaderno”, il plot che costituisce la prima parte del romanzo. I personaggi non vivono sulla scena, ma prendono sostanza attraverso una coralità di immagini che sembrano sgorgare dalla sua mente, visualizzate in maniera evocativa attraverso numerosi schermi, di varie dimensioni, che dall’alto vengono calati di volta in volta, non sempre relazionandosi a ciò che è narrato, invadendo la scena da ogni parte dello spazio circolare del Teatro Melato, diviso in due da una striscia luminosa, a indicare forse la separazione tra verità e realtà immaginata, e lasciando a tutti noi la possibilità di scegliere quella giusta.
Vediamo dunque il passare dell’età dei due gemelli: prima ragazzini, poi adolescenti (Leone Maria Baiocco, Yari Montemagno), i genitori, la nonna (Anna Coppola), il curato (Renato Sarti), la ragazza dal labbro leporino.
Nella seconda parte, denominata “La prova”, i modi teatrali del raccontare mutano radicalmente. Davanti agli spettatori, aiutati da scritte luminose, si muovono i personaggi in carne ed ossa: Lucas, Yasmine e Mathias, il figlio nato da una relazione incestuosa tra la donna e il padre, che sotto forma di una grossa scultura (di Nicola Fagnani), esce dal pavimento.
Vedremo Lucas (Alessandro Berti) innamorarsi di Clara (la stessa Fracassi), occupandosi amorevolmente di Yasmine (Consuelo Battiston), e Mathias che, dopo l’abbandono della madre, deciderà di suicidarsi.
Gli attori non hanno imparato a memoria il testo ma, come posseduti dal personaggio, lo recitano “in sync”, ascoltandolo da un auricolare, letto da loro stessi, un espediente di etero direzione molto caro a Fanny & Alexander, che rende l’atmosfera più antinaturalista, ambientata in un luogo e in un tempo sospeso.
Della partita sono anche il libraio Viktor (Lorenzo Gleijeses) e il tetro dirigente di partito Peter (Andrea Argentieri).
Intanto Claus fa ritorno nella città di K.
Nella terza parte (“La terza menzogna”) schermi muti e attori si intersecano tra loro, per dar vita al ritorno del fratello lontano, diventato uno scrittore con lo pseudonimo di “Claus Lucas”. Tuttavia nessuno degli abitanti sembra ricordarsi di lui, e non esistono neanche prove della sua presenza nella città di K.
Eppure i due fratelli paiono proprio incontrarsi. Ma sarà vero o uno ne ha solo le apparenze e utilizza una maschera per sembrargli simile (Lorenzo Gleijeses)?
Rimangono molte altre domande a interrogare lo spettatore, con risposte possibili ma non certe, in un crescendo in cui tutto pare verosimile…
In principio narrato in terza persona, e poi con il testo tramandato dagli attori che ne hanno precedentemente proposto le parti descrittive, nel pubblico pian piano si incuneano nuove e diverse realtà, che smentiscono ogni intuizione precedente.
Andrea Argentieri, Consuelo Battiston, Alessandro Berti e Lorenzo Gleijeses si pongono in scena coadiuvati da una ventina di altri attori che appaiono in video, ognuno interpretando più personaggi. Lo spettacolo è una specie di caleidoscopio, un labirinto emozionale che si mostra sempre colmo di stupori inattesi e non sempre volutamente intellegibili con la ragione, riuscendo nel contempo a impastare in modo sapientemente suggestivo la presenza degli attori con immagini e riverberi vocali, musicali, rumoristici (il fantasmagorico ambiente sonoro è creato da Mirto Baliani e Emanuele Wiltsch Barberio).
Così, il teatro, per sua natura “menzogna”, si fa artefice, attraverso i mezzi che possiede (qui anch’essi spesso menzogneri) di molte verità, tutte plausibili, che per oltre tre ore ci inducono a comprenderne sino in fondo i reali contorni, ma senza riuscirci completamente.
Ne nasce uno spettacolo assai particolare, coraggioso nella sua costruzione, imbastito attraverso diversi e profondi saperi teatrali, proprio per rendere intatta – nella sua incredibile complessità (e similmente articolata) – un’opera tanto particolare come quella della Kristóf, che acquisisce con il teatro nuova e diversa linfa vitale.
Lo spettacolo è in scena al Teatro Studio Melato fino al 21 dicembre.
Trilogia della città di K.
un progetto di Federica Fracassi e Fanny & Alexander
tratto dal romanzo omonimo di Ágota Kristóf
adattamento e drammaturgia Chiara Lagani
regia, scene, luci, video Luigi De Angelis
costumi Gianluca Sbicca
musiche e sound design Mirto Baliani ed Emanuele Wiltsch Barberio
allestimento multimediale Michele Mescalchin
scultura di scena Nicola Fagnani
con
Federica Fracassi Ágota Kristóf, Clara, Madre vecchia, Madre del sogno
e con (in ordine alfabetico)
Andrea Argentieri Sottoposto, Peter, Joseph l’ortolano, Vecchio curato, Uomo dell’ambasciata, Uomo del sogno, Medico, Disertore, Padre del sogno
Consuelo Battiston Yasmine, Sophie, Signorina dell’albergo, Infermiera, Antonia, Donna incinta
Alessandro Berti Lucas/Claus
Lorenzo Gleijeses Ufficiale, Victor, Michael l’insonne, Klaus
con la partecipazione in video di
gemelli bambini Leone Maria Baiocco
gemelli adolescenti Yari Montemagno
madre Marta Malvestiti
padre Fausto Cabra
nonna Anna Coppola
Libraio/calzolaio Giovanni Franzoni
Labbro Leporino Cloe Romano
Curato Renato Sarti
Ufficiale Mauro Milone
Attendente Alfonso De Vreese
Bambini Vittorio Consoli, Domenico Iodice, Nicolò Latte Bovio
Ragazzi Andrea Bezziccheri, Ion Donà, Edoardo Sabato*
Soldato Lorenzo Vio*
Cugina, infermiera Giada Ciabini*
Madre internata Federica Fracassi
Sarah Nina Romano
Suora Chiara Lagani
e le voci di
Gemelli bambini Vittorio Consoli
Labbro Leporino Virginia Consoli
Fantesca Chiara Lagani
Padre Jasmine Woody Neri
Klaus Renzo Martinelli
Si ringrazia Chandra Livia Candiani per avere prestato la sua voce al personaggio di Mathias
*allievi del corso Claudia Giannotti della Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
foto di scena Masiar Pasquali
durata: 3h
Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 26 novembre 2023