Lo spettacolo di Filippo Timi è in scena in questi giorni al Teatro Nazionale di Genova
Lucia Mascino torna negli assurdi panni di Gertrude in “Amleto²”, rilettura originale e personale di Filippo Timi, che riprende vita a quindici anni dal debutto sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti di Milano.
Lo spettacolo rielabora il testo shakespeariano trasformandolo in un viaggio tra le contraddizioni del teatro e le inquietudini dell’attore, mescolando ironia, dramma e riflessione.
In “Amleto²”, Timi esplora il personaggio del principe di Danimarca attraverso una lente che si radica nella contemporaneità. Amleto diventa il capocomico di una messinscena già in atto, circondato da personaggi (interpretati anche da Marina Rocco, Elena Lietti e Gabriele Brunelli) che oscillano tra realtà e finzione.
Gertrude (Lucia Mascino) emerge come una figura sopra le righe nella sua centrale cattiveria: una regina al tempo stesso forte e vulnerabile, che sembra partecipare al gioco teatrale, ma conserva uno sguardo, seppur surreale, su ciò che accade intorno a lei.
Lo spettacolo è anche una riflessione sul mestiere dell’attore e sul rapporto tra arte e vita, messa in scena con un linguaggio che alterna citazioni del teatro d’avanguardia a momenti di leggerezza e ironia pop.
Ofelia, bloccata nel suo tragico destino, rappresenta l’unico personaggio incapace di ribellarsi all’assurdità della narrazione, mentre gli altri si muovono con una libertà folle che evidenzia la natura metateatrale del progetto.
Mascino, con la sua interpretazione, dà a Gertrude una dimensione strettamente personale dove il gioco crudele, portato all’eccesso, rende visibile il conflitto tra il ruolo imposto dal testo e la sua presenza scenica, che diventa uno dei pilastri della regia di Timi, costruendo un mondo in bilico tra classicità e contemporaneità, fatto di costumi d’epoca, atmosfere surreali e continui rimandi all’altrove.
In questa videointervista, oltre a raccontare il lavoro su Gertrude e il rapporto con la visione di Timi, Mascino ci ha parlato anche della sua poetica, della capacità di muoversi con naturalezza tra registri interpretativi diversi e dell’approccio che la guida nei suoi progetti artistici. Una testimonianza che svela il lato più personale di un’artista poliedrica, capace di spaziare tra cinema, teatro e televisione con grande coerenza e sensibilità.
Lo spettacolo è in scena al Teatro Nazionale di Genova fino al 5 gennaio.